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	<title>RIPRENDIAMOCI LA PAROLA</title>
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		<title>Una riflessione sul dopo voto</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jun 2011 11:54:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>riprendiamocilaparola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parliamone]]></category>

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		<description><![CDATA[Una riflessione sul dopo voto Rifondazione e la sfida dell’alternativa di Walter De Cesaris Cambia il vento Sembrava un vento, invece è un uragano che spezza le destre al governo nelle città e nel Paese. Un uragano composto da tanti &#8230; <a href="http://riprendiamocilaparola.wordpress.com/2011/06/01/una-riflessione-sul-dopo-voto/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riprendiamocilaparola.wordpress.com&amp;blog=13658498&amp;post=100&amp;subd=riprendiamocilaparola&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><a href="http://riprendiamocilaparola.files.wordpress.com/2011/06/antig8.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-101" title="antig8" src="http://riprendiamocilaparola.files.wordpress.com/2011/06/antig8.jpg?w=640" alt=""   /></a><strong>Una riflessione sul dopo voto</strong></p>
<p align="center"><strong>Rifondazione e la sfida dell’alternativa</strong></p>
<p align="center">di</p>
<p align="center">Walter De Cesaris</p>
<ol>
<li><strong>Cambia il vento</strong></li>
</ol>
<p>Sembrava un vento, invece è un uragano che spezza le destre al governo nelle città e nel Paese. Un uragano composto da tanti venti: la condizione materiale di milioni di donne e uomini, ragazze ragazzi, l’indignazione per una gestione del potere arrogante e prepotente, le lotte operaie e degli studenti in Europa e in Italia e, assieme a tutto ciò, l’eco di un vento di rivolta che sale dalle popolazioni del Mediterraneo.</p>
<p>L’importanza del voto è molto grande per il segnale fondamentale che manda: le destre non si sconfiggono guardando al centro moderato e annacquando i contenuti del cambiamento. Le destre si battono se si offre una alternativa reale di idee, progetti, metodo di governo. Al di là delle percentuali delle singole forze e del profilo dei candidati (dati pure in sé molto significativi) lo spostamento  a sinistra determinato dal voto sta  lì.</p>
<p>A ben guardare, già il risultato straordinario della raccolta per i referendum per l’acqua pubblica e l’esito imprevisto (per la dimensione dell’opposizione) dei referendum imposti da Marchionne avevano segnalato che una fase si stava per chiudere. Una fase che potremmo definire quella del dominio del pensiero unico e della sua prevalenza come cultura di massa.<span id="more-100"></span></p>
<p>La crisi delle destre non è congiunturale ma strutturale.</p>
<p>Ma, se il vecchio sta morendo (con tutte le conseguenze, anche i pericoli di colpi di coda, della caduta di un regime) sarebbe illusorio pensare che l’alternativa sia la conseguenza automatica di questa crisi.</p>
<p>Due punti sono da  mettere in evidenza.</p>
<p>Il primo è la compresenza, dentro la critica al regime, di elementi tra loro contrapposti, per il segno sociale che indicano. Ciò è rappresentato bene dalla Confindustria e da punti alti dell’apparato economico del Paese. Essi, si badi bene, non sono certo esenti da colpe nell’aver favorito l’ascesa di Berlusconi e di queste destre al potere. Ne hanno beneficiato senza scomporsi per gli aspetti rozzi e illiberali che il governo assumeva con sempre maggiore evidenza. Ora, però, annusato il vento di cambiamento che spira, si candidano a guidarlo verso gli approdi desiderati. Nella loro critica al governo, le richieste di ulteriori liberalizzazioni, di ulteriori spostamento di ricchezze a favore dell’impresa configgono apertamente con le esigenze di equità, giustizia sociale, contrasto delle cause strutturali della crisi.</p>
<p>Il secondo è la totale inadeguatezza dell’attuale opposizione in Parlamento ad assumere i contenuti sociali di cambiamento che provengono dalle lotte e dai movimenti. Anzi, dentro il PD, l’opzione prevalente è il versante della critica che viene dal mondo industriale con l’obiettivo fondamentale di una stabilizzazione moderata del quadro politico, che consenta di realizzare le misure che “i mercati” richiedono.</p>
<p>Il combinato di questi due elementi rende del tutto spuria la situazione, aperta cioè ad esiti tra loro differenti.</p>
<p>Se c’è una svolta vera da segnalare è che la sfida sull’esito della transizione, che sembrava conclusa definitivamente a destra e verso una rottura costituzionale drammatica, si è riaperta.</p>
<p>Non è tutto, ma non è poco. Guai a sottovalutare questa possibilità che si riapre o, al contrario, pensare che sia già in allestimento il cantiere dell’alternativa</p>
<p><strong>2   Bentornata sinistra</strong></p>
<p>Dentro questa sfida, si riapre anche la possibilità per la sinistra di alternativa di affermare il proprio ruolo. Anche questo non era un dato scontato in partenza. Anzi, tutto il contrario: l’elemento che gli osservatori segnalavano era la sua completa marginalità e la sua imminente scomparsa.</p>
<p>L’importanza del risultato conseguito dalla FdS va adeguatamente valorizzato nel suo significato politico generale, raggiunto peraltro specialmente nei punti alti della sfida contro le destre, a Milano e a Napoli: dentro la sfida aperta rispetto all’esito della transizione italiana, la sinistra di alternativa può giocare un ruolo significativo e non essere relegata a una marginalità senza sbocco.</p>
<p>Ciò non vuol dire trascurare le ombre presenti in un risultato che ha avuto, perla FdS, caratteristiche definibili a “macchia di leopardo”; sottovalutare anche l’elemento locale che ha giocato un ruolo forte (per esempio nella direzione del depotenziamento del trascinamento nazionale dell’esposizione mediatica di Vendola). Più in generale, sarebbe un errore madornale avere un atteggiamento consolatorio nei confronti del voto, come di fronte a un pericolo scampato. Anche nel caso della sinistra di alternativa, il voto, più che emettere una sentenza, esprime l’emergere di una possibilità.</p>
<p>Non è tutto oro quello che luce, quindi, e, ancora di più, non si può parlare di affermazione definitiva.</p>
<p>Sarebbe, però, del tutto sbagliato non apprezzare la possibilità che si è aperta e non ragionare su di essa.</p>
<p>Vanno messi in risalto tre elementi essenziali: la capacità, di cui va dato atto al gruppo dirigente nazionale, di aver colto gli elementi di movimento che si determinavano dentro la sfida elettorale e, di conseguenza, la scelta di non appiattirsi in una sola direzione (sia in quella del settarismo che in quella dell’alleanza a tutti i costi), fornendo una immagine dinamica della FdS; il radicamento territoriale come elemento di forza (relativa ma non marginale); l’emergere di un profilo, anche se ancora non adeguato, di una vicinanza alle lotte operaie, alle vertenze di lavoro, alle manifestazioni studentesche, ai movimenti territoriali. Un carattere su cui occorrerebbe investire adeguatamente per scalare lo scoglio arduo di essere percepiti non solo “vicini” ma “utili”.</p>
<p>Ogni risultato elettorale è, poi, sempre relativo al risultato degli altri con cui si fanno raffronti. Il dato non positivo dell’IDV e inferiore alle attese (dei sondaggi) di SeL rendono più significativo il risultato (inatteso dai media) della FdS. Il fatto che la censura continui, non vuol dire che questo fatto sia meno vero o che non sia un elemento di riflessione, più o meno esplicita, anche per le altre forze politiche.</p>
<p>3     <strong>Una instabilità che permane</strong></p>
<p>Malgrado che i poteri forti ricerchino le condizioni per una stabilizzazione moderata, tutto si può dire meno che la situazione politica del Paese abbia una tendenza alla stabilità.</p>
<p>Come sempre ne vanno ricercate le ragioni materiali  e, di conseguenza, analizzate le difficoltà politiche che questo esito ancora incontra.</p>
<p>Il principale problema è che la stabilizzazione moderata richiede l’assunzione di una serie di misure in materia di politiche economiche e sociali che sono in contraddizione stridente  con la condizione materiale e contrastano fortemente con le rivendicazioni che operai, precari, studenti, movimenti hanno praticato in questi ultimi anni. Detto in altri termini, c’è una contraddizione tra la coscienza di massa che si è diffusa ed è diventata egemone, almeno nelle avanguardie larghe di questi movimenti e la concretezza delle misure che la stabilizzazione moderata richiede. Possiamo definire la contraddizione anche in questi termini: la stabilizzazione moderata deve utilizzare per affermarsi la forza di movimenti di massa che presentano istanze contraddittorie alla  impostazione politica e culturale che essa propugna.</p>
<p>L’immaturità della stabilizzazione moderata sta quindi nella sua debolezza politica, dato che emerge chiaramente anche dall’esito del voto.</p>
<p>Il cosiddetto centro, o terzo polo, non sfonda assolutamente, anzi praticamente è ridotto alla forza della sola UDC. L’unica strada efficace per battere le destre appare, anche per il PD, uno sbilanciamento a sinistra. Lo si vede nel successo alle primarie dei candidati più a sinistra contro quelli del PD (come a Milano e non solo), lo si vede nel successo dei candidati a sinistra contro quelli del PD (come a Napoli). Il fatto, poi, che questi candidati vincano le elezioni dimostra la totale fallacia della teoria della necessità di apparire moderati per conquistare il centro, come condizione indispensabile per battere le destre.</p>
<p>Eppure, dato che sono gli interessi che si vogliono rappresentare a prevalere, non è pensabile che l’attuale dirigenza del PD smetta di ricercare l’alleanza con il centro moderato. Anzi, possiamo ragionevolmente ritenere che questa rappresenti la tendenza di fondo del gruppo dirigente del PD e ne rappresenti l’approdo tendenziale. La contraddizione è che i tempi della maturazione politica di questa scelta possono non essere in sintonia con la velocità del disfacimento dell’attuale maggioranza. Una contraddizione importante e che la sinistra di alternativa deve cogliere in tutta la sua portata e potenzialità.</p>
<p>4   <strong> Le due sinistre ancora oggi</strong></p>
<p>E’singolare il provincialismo cui tende a recintarsi la discussione anche dentro la sinistra di alternativa. Singolare, in secondo luogo, che la discussione tenda a riprodursi sempre alla stessa maniera. Dentro questo quadro angusto, la scelta che rimane viene  relegata a una alternativa secca: settarismo o unità, facendo discendere da quella dicotomia la scelta salvifica o la condanna senza scampo.</p>
<p>Abbiamo imparato da lungo tempo la necessità di alzare lo sguardo e considerare  l’Europa come il quadro minimo necessario per poter almeno tentare di scalare la dimensione dei problemi di fronte a noi.</p>
<p>La cosa è talmente evidente che non c’è più nessuno che la nasconde. Secondo gli impegni presi nella revisione del Patto di Stabiltà, il nostro Paese è atteso da una manovra economica (o una serie di manovre economiche) di dimensioni colossali. Il Presidente di Banca d’Italia e prossimo Presidente della BCE, lo ha detto chiaramente, rimarcando la necessità di un taglio strutturale tremendo di tutte le principali voci di uscita ela Cortedei Conti ha quantificato in circa 50 miliardi di euro gli interventi necessari. I segnali che cominciano a inviare le varie agenzie mondiali di raking vanno nella direzione di preconizzare futuri plumbei senza l’adozione di misure draconiane. Questa manovra economica, inoltre, non interviene dopo una fase di crescita ma su un corpo sociale già stremato da anni di colpi pesantissimi che hanno fiaccato la coesione sociale del Paese come non mai dall’ultimo dopoguerra.</p>
<p>Si può giustamente dubitare dell’efficacia economica generale di questa ricetta in un Paese in cui la crisi, innescandosi su un tessuto già fortemente precario, ha assunto tutte le caratteristiche di una tendenza strutturale, ovvero del declino e di un  rapido disfacimento .</p>
<p>In tutta Europa, non si segnalano differenze qualitative nel modo in cui i governi dei Paesi più deboli dell’UE si confrontano con il galoppare della crisi e della speculazione finanziaria. In tutta Europa la sinistra di alternativa è all’opposizione, in alcuni casi durissima, dei governi di centro sinistra. I risultati che queste forze raggiungono sono molto significative (basti pensare al risultato della Linke in Germania, dopo la dura opposizione alla Grande Coalizione o a quello dei comunisti e della nuova sinistra in Grecia contro il governo socialista).</p>
<p>Ciò che ci segnala la situazione europea, e anche quella italiana, non è il superamento delle due sinistre in competizione strategica tra di loro ma il fallimento storico delle socialdemocrazie europee, incapaci di affrontare i nodi della crisi con ricette differenti da quelle imposte dalle tecnocrazie europee.</p>
<p>La difficoltà principale, invece, delle sinistre di alternativa, variamente nominate ma comunque collocate all’opposizione delle socialdemocrazie, consiste nel non riuscire ad interpretare e ad esprimere la natura profondamente differente delle contraddizioni di classe e ad oltrepassare la tradizionale rappresentazione del movimento operaio e del conflitto sociale. Hanno difficoltà ad aprirsi alle masse giovanili costrette alla precarietà strutturale e private di futuro e alle istanze di liberazione che esse esprimono.</p>
<p>In questo senso, la difficoltà  delle forze di alternativa in Europa, anche nei Paesi in cui sono più fortemente radicate, non consiste in un eccesso di settarismo ma nel non essere abbastanza alternative. Ciò non solo (e non tanto) nei contenuti che propongono quanto nella soggettività che esprimono.</p>
<p>Un elemento che avevamo intuito felicemente nella stagione di Genova e del movimento altermondialista e che poi, nella pratica successiva, abbiamo riposto nel cassetto del cosiddetto realismo della politica.</p>
<p>5     <strong>Il fallimento storico del centro sinistra</strong></p>
<p>Occorre, quindi, fare i conti con il fallimento strategico del centro sinistra in Europa e in Italia. Quando diciamo centro sinistra, dobbiamo riferirci a una intera stagione della politica in Europa e, riguardo all’Italia, non solo gli ultimi due anni del secondo governo Prodi. Insomma, non si va da nessuna parte con lo sguardo corto: il ciclo breve della sconfitta dal 2006 al 2008 si iscrive nel ciclo lungo di una sconfitta di fase, che è quella dell’intera stagione del centro sinistra e che riguarda almeno 15 anni della nostra storia recente. Certo, ci sono stati anche errori soggettivi che non possono essere trascurati in un bilancio di verità. Ma occorre affondare il coltello nella ferita sanguinante della nostra cocente sconfitta più in fondo, ovvero le ragioni della sconfitta storica della sinistra di alternativa dentro il ciclo lungo del fallimento del centro sinistra.</p>
<p>Anzi, possiamo bene affermare come il centro sinistra in Italia sia stato un esperimento ancora più arretrato del resto dell’Europa perché da noi, oltre alle politiche economiche e sociali, ha giocato un ruolo di condizionamento oscurantista invalicabile il Vaticano per impedire anche solo il timido indirizzarsi verso una apertura alle libertà civili, come in altre parti d’Europa.</p>
<p>Una analisi che deve essere tutto il contrario di una resa dei conti per trovare il capro espiatorio e di qualche rito purificatorio, operazioni gattopardesche del cambiare tutto affinché nulla cambi davvero.</p>
<p>Dobbiamo affrontare questo dibattito come l’avvio della ripresa del percorso della rifondazione.</p>
<p>6    <strong> La sinistra di alternativa oggi</strong></p>
<p>La proposta che avanziamo è la costruzione di una sinistra di alternativa, autonoma dal centro sinistra,  la costruzione di un polo politico  strategicamente in competizione con il centro sinistra.</p>
<p>Siamo consapevoli che dentro il campo vasto della sinistra vi è un’altra opzione in campo: quella di un nuovo centro sinistra, il centro sinistra, cioè, visto come orizzonte necessitato in cui forze differenti competono e in cui la missione della sinistra consista nello spostare il più avanti possibile gli equilibri. E’ questa, di fatto, l’ipotesi che definisce il profilo politico di SeL e IDV.</p>
<p>Queste due proposte sono in competizione tra di loro. Noi dobbiamo alimentare questa competizione che è assieme culturale e politica. Una competizione aperta per l’egemonia da praticare dentro la società, nel rapporto con i movimenti, dentro il quadro dei rapporti politici, lavorando anche sulle contraddizioni interne che l’internità al centro sinistra può provocare (come i casi di Napoli e di altri territori dimostrano).</p>
<p>Va chiarito con la massima nettezza un punto. Lavorare per la costruzione della sinistra come polo autonomo e strategicamente alternativo al centro sinistra non vuol dire affatto condannarsi all’isolamento o peggio al settarismo.</p>
<p>Nessuno può dimenticare che nel momento più aspro del contrasto con il centro sinistra, dopo la rottura del 1998, il Prc praticò la desistenza unilaterale. Nessuno può dimenticare che è parte del patrimonio culturale e politico del Prc il rispetto e la valorizzazione del sistema delle autonomie. Sempre nel 1998, il Prc rifiutò l’omologazione tra governo nazionale e governi locali. Anzi, proprio l’articolazione tra partecipazione ai governi regionali e locali e opposizione al governo nazionale è stato elemento di rafforzamento del profilo politico complessivo.</p>
<p>Oggi, quindi, sarebbe un errore madornale esimersi dalla responsabilità generale di contribuire alla cacciata di Berlusconi e delle destre dal governo del Paese. La proposta di coalizione democratica, stante la legge elettorale, è l’unica possibile. Ugualmente, è stato giusto praticare una linea unitaria in queste elezioni amministrative, dentro un quadro dinamico di scelte articolate. Ancora più giusto è animare l’iniziativa politica con una grande tensione unitaria, a partire dai contenuti concreti di una svolta nelle politiche del Paese.</p>
<p>Il settarismo, che ti impedisce di articolare la tua azione politica, è una forma grave di minoritarismo che ti condanna alla testimonianza che non incide.</p>
<p>Ma c’è un’altra forma di minoritarismo che va scongiurata: è la retorica dell’unità che copre in realtà una subordinazione e ti condanna all’assimilazione.</p>
<p>Contribuire alla sconfitta delle destre e tensione  unitaria sui contenuti da un lato; piena distinzione nella proposta politica e costruzione del proprio progetto  dell’alternativa, dall’altro: sono facce della stessa medaglia.</p>
<p>Per questo, occorre escludere con nettezza e senza equivoci o tatticismi l’ipotesi del governo, che, nelle condizioni date, è la morte dell’alternativa che vogliamo costruire.</p>
<p>E’ un errore pensare che ridurre la distinzione del  progetto sia funzionale a poter rientrare nel gioco delle forze politiche nazionali. E’ esattamente il contrario: riconquisti anche una sponda di credibilità e di interlocuzione nel campo delle forze politiche dentro un confronto a viso aperto.</p>
<p>Quello che conta, in altre parole, non è la diplomazia ma il rapporto di forze.</p>
<p>7  <strong>Rifondare dal basso la federazione</strong></p>
<p>La proposta è dunque quella di un polo della sinistra alternativa che si colloca come cultura politica e come impianto oltre il centro sinistra e apre una sfida, a partire dai contenuti,  per cambiare il Paese qui e ora.</p>
<p>C’è, quindi, un filo da tirare per costruire un tessuto di relazioni e di vere e proprie partnership, cominciando dalle pratiche concrete, con le soggettività radicali e le culture innovative e di rottura del patriarcato e del capitalismo. E’ la costruzione di una “sinistra di alternativa materiale”, come corpi dentro le viscere dei conflitti che innervano il tessuto democratico del Paese.</p>
<p>L’intuizione del partito sociale è una strada feconda. Ma non basta perché molteplici sono le forme del fare società che si esprimono nelle pratiche dal basso.</p>
<p>Un percorso anche per la costruzione del programma fondamentale della sinistra di alternativa in Italia, che è da avviare subito e, anche attraverso questo,  utile a rilanciare  il contrasto alle destre e la sfida  al centro sinistra.</p>
<p>C’è un ulteriore punto di approfondimento, dentro il percorso della rifondazione, che riguarda i soggetti e la rappresentanza.</p>
<p>Un discorso che incrocia anchela Federazionedella Sinistra.</p>
<p>I problemi sono molteplici e coinvolgono sia la struttura centrale che quelle periferiche. Va sottolineato, però, quello che può essere assunto come il problema fondamentale: la federazione appare non come una innovazione delle tradizionali forme della partecipazione politica ma come un arretramento dal punto di vista della centralizzazione pattizia delle decisioni. Non incontra, neanche sfiora purtroppo, il tema della separatezza della rappresentanza come critica della politica attuale.</p>
<p>Il movimento altermondialista ha scavato nel profondo proponendo la rottura del tradizionale rapporto tra partiti e movimenti.</p>
<p>Rispetto alla federazione, due strade sembrano di fronte a noi: quella della sua pratica trasformazione in un nuovo partito, come indica la proposta avanzata di unificazione tra il Prc e il PdCI e quella di una rifondazione dal basso della Federazione.</p>
<p>Questa seconda strada sembra di gran lunga preferibile anche perché è l’unica che possa incontrare la critica alla politica che si esprime attraverso il rifiuto della delega e, più ancora in fondo, del rifiuto della supremazia della forma partito rispetto alle altre forme della partecipazione politica.</p>
<p>La federazione come una soggettività politica nuova in cui forze differenti e autonome, e che differenti e autonome rimangono, senza annessioni o ambigue confluenze, decidono di condividere uno spazio comune di relazione.</p>
<p>Non basta una critica parolaia alla deriva plebiscitaria delle primarie perché introiettano il presidenzialismo e la logica del sistema maggioritario, arrivando all’affidamento alla persona come sostitutivo all’affidamento al partito. Se quello che si contrappone ad esse è la riproposizione della delega al partito o alla federazione, dentro una pratica ancora più separata dai corpi vivi, non è strano che esse appaiano come l’innovazione politica più significativa e come l’unico strumento in campo per sconfiggere i giochi a tavolino dei vertici.</p>
<p>Serve una critica da sinistra dello strumento delle primarie, ovvero la messa in discussione dell’idea dell’affidamento. Lo fai solo se sperimenti altre forme partecipative in cui si rompe la gerarchia tra partiti e altre forme di partecipazione politica.</p>
<p>Rifondazione Comunista è la formazione politica della sinistra che più autorevolmente in questi anni ha tentato la strada della costruzione di nuovi pensieri e pratiche di trasformazione.  Una storia complessa, costituita anche da grandi errori e gravi sconfitte. Dentro la complessità di questa storia, pensiamo al percorso tra il 1998 (la rottura con il centro sinistra) e il 2001 (l’internità al movimento altermondialista) come un momento alto della rifondazione.</p>
<p>Una potenzialità non messa frutto e successivamente contraddetta. Un filo rosso, che si è spezzato e che va pazientemente riannodato.</p>
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		<title>Gianluigi Pegolo: RELAZIONE AL COMITATO POLITICO NAZIONALE DEL 21 e 22 MAGGIO 2011</title>
		<link>http://riprendiamocilaparola.wordpress.com/2011/05/25/gianluigi-pegolo-relazione-al-comitato-politico-nazionale-del-21-e-22-maggio-2011/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 May 2011 15:06:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>riprendiamocilaparola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Per supportare l’analisi, che vi proporrò, mi sono avvalso delle seguenti fonti: dati su comuni e province elaborati dalla compagna Tisba per conto del nostro ufficio elettorale, elaborazioni dell’Istituto Cattaneo, altre informazioni desumibili da ciò che stato pubblicato in questi &#8230; <a href="http://riprendiamocilaparola.wordpress.com/2011/05/25/gianluigi-pegolo-relazione-al-comitato-politico-nazionale-del-21-e-22-maggio-2011/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riprendiamocilaparola.wordpress.com&amp;blog=13658498&amp;post=62&amp;subd=riprendiamocilaparola&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://riprendiamocilaparola.files.wordpress.com/2011/05/2458062102_2f6c850bb3_m.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-60" title="2458062102_2f6c850bb3_m" src="http://riprendiamocilaparola.files.wordpress.com/2011/05/2458062102_2f6c850bb3_m.jpg?w=640" alt=""   /></a>Per supportare l’analisi, che vi proporrò, mi sono avvalso delle seguenti fonti: dati su comuni e province elaborati dalla compagna Tisba per conto del nostro ufficio elettorale, elaborazioni dell’Istituto Cattaneo, altre informazioni desumibili da ciò che stato pubblicato in questi giorni.<span id="more-62"></span> Cercherò di essere il più sintetico possibile e per non appesantire l’esposizione eviterò di riportare dati numerici.</p>
<p>Lo scenario generale emergente dai risultati può essere così descritto: crescita dell’insieme delle forze del centro-sinistra, calo di quelle del centro-destra e infine stazionarietà del terzo polo. Entriamo nel dettaglio.</p>
<ol>
<li>Il calo del centro destra è molto significativo. Esso riguarda in primis Milano, dove la sconfitta è cocente e il successo di Pisapia, rispetto alla Moratti, assume proporzioni impreviste sfiorando la vittoria al primo turno. La cosa è ancora più ragguardevole se si considera che Milano era stata assunta da Berlusconi come un test nazionale e in ragione di ciò il premier aveva deciso di capeggiare la lista del PdL. Il risultato è pesante e lo stesso Berlusconi ne paga il prezzo con il dimezzamento delle preferenze personali. Fino a che punto il risultato milanese può essere legato all’acutizzazione dello scontro in campagna elettorale? Osservando i dati, in realtà si coglie che il calo di Milano s’inserisce in una dinamica negativa più generale. Il PdL nei comuni capoluoghi, facendo il confronto con le regionali, cala ovunque con l’unica eccezione di Novara. Nelle elezioni provinciali, assumendo come termine di paragone le europee, il calo è altrettanto generale. Una maggior tenuta il PdL la dimostra nel sud.</li>
<li>La stessa cosa vale per la Lega Nord. Non si tratta del solo risultato milanese che è negativo. La lega perde quasi dappertutto nei comuni capoluoghi. Su 11 casi perde in 9. Nelle elezioni europee il recupero sul voto delle provinciali falsa in parte l’interpretazione in quanto la Lega aveva conosciuto un aumento straordinario fra le europee e le regionali dello scorso anno. Ora perde in larga misura quella crescita, mantenendosi un po’ sopra il dato delle regionali. Questi dati ci dicono di una crisi profonda del centro destra. Una crisi che tocca sostanzialmente tutti i territori ed entrambe le formazioni maggiori. Non solo, essi mettono in evidenza l’errore di previsione compiuto dalla  stessa Lega che contava, sbagliando, di giovarsi della flessione del PDl. Invece, ciò non si è realizzato. Le motivazioni di questa crisi dovranno essere indagate. E’ probabile, comunque, che accanto al malessere prodotto dall’abnorme accentuazione dei toni, vi siano ragioni più strutturali che hanno agito, legate all’insoddisfazione per le politiche attivate dal governo.</li>
<li>Il successo dell’insieme del centro-sinistra riflette dinamiche diverse al suo interno. Dal punto di vista territoriale il successo si concentra soprattutto nel nord. Fra le forze politiche il PD presenta un saldo globale positivo nelle elezioni nei comuni capoluoghi in virtù soprattutto dell’ottima performance di Torino e di quella buona di Milano, mentre vi è un’evidente difficoltà al sud e in particolare a Napoli. Per il resto il PD presenta risultati non particolarmente positivi. Migliore è il risultato nelle provinciali, cioè nella competizione più politica, pur presentando una certa articolazione territoriale del voto.  Complessivamente il PD, anche in ragione del suo ruolo di forza maggiore dell’opposizione, può vantare un risultato soddisfacente, e non  a caso su tale risultato si ricompone il gruppo dirigente, anche se permangono problemi che lo stesso risultato in qualche modo mette in luce.</li>
<li>Se il risultato del PD è buono, tuttavia, mi pare si possa sostenere con una certa ragionevolezza che in queste elezioni amministrative l’elemento che spicca di più è il successo delle forze alla sua sinistra. Due fatti comprovano questo giudizio: il primo è il successo a Milano e Napoli di candidati di sinistra non graditi al PD. Si tratta di un fatto che ha del clamoroso. Si è già detto del successo di Pisapia. Si consideri ora il risultato straordinario di De Magistris che batte il candidato voluto dal PD, ottenendo un successo personale di proporzioni rilevanti (si pensi al grande divario fra i voti ottenuti dal candidato e quelli ottenuti dalle liste che lo appoggiavano). Il secondo fatto è che in termini quantitativi SEL e FdS superano in voti assoluti l’incremento ottenuto dal PD. Della FdS dirò successivamente. Per quanto riguarda SEL la crescita rispetto alle regionali è diffusa nei comuni capoluoghi a parte alcune eccezioni al sud, che meriterebbero un approfondimento. Analoga crescita si ha nelle provinciali rispetto alle europee.</li>
<li>L’IdV invece ottiene un risultato negativo, sia nel voto nei comuni capoluoghi che in quello delle provinciali. Unico elemento positivo  di rilievo il risultato di Napoli, derivante dal trascinamento della candidatura di De Magistris, ma si tratta di un’eccezione. La perdita è consistente. Per i comuni capoluoghi circa il 40% dell’elettorato delle precedenti regionali. Nel complesso mi pare si possa sostenere che il risultato elettorale mette in evidenza l’esistenza di una spinta a sinistra che travalica lo stesso PD.</li>
<li>In questo contesto degni di nota sono ancora i risultati delle liste &#8220;cinque stelle&#8221; e del terzo polo. Nel primo caso ci troviamo di fronte a manifestazioni esplicite di antipolitica. I risultati sono molto lusinghieri per il movimento di Grillo che in alcune città, come Bologna, ottiene risultati molto significativi. La tendenza a una forte crescita è comunque evidente anche nelle altre realtà dove queste liste si sono presentate. Si noti che il successo è maggiore nelle regioni rosse, il che la dice lunga su come vengono percepiti i governi di queste realtà da fasce non irrilevanti di elettorato. Si noti, inoltre, che laddove scende in campo una sinistra credibile – vale per Milano come per Napoli – la crescita è più contenuta. Questo elemento, oltre che i contenuti esibiti durante la campagna elettorale, fanno pensare che queste liste intercettino una parte significativa del voto di sinistra.</li>
<li>Infine, va tenuto conto del risultato del terzo polo. I dati sono indicativi. La forza maggiore – l’UDC – è totalmente stazionaria nei comuni capoluoghi rispetto al voto delle regionali. Nel contempo, l’apporto di FLI e delle altre formazioni è molto modesto. Non è stato possibile analizzare tutte le realtà in cui il PD ha conseguito alleanze con le forze del terzo polo, ma significativamente in diversi casi la presentazione di una coalizione di sinistra alternativa ha conseguito, in quei casi, risultati significativi (si pensi a Macerata o a Grosseto). Nel complesso quindi il terzo polo, in queste elezioni, non decolla. L’ipotesi dell’alleanza fra PD e terzo polo in vista delle prossime elezioni politiche s’indebolisce, ma non viene meno, come dimostrano qui e là le sperimentazioni avviate, senza considerare ciò che potrebbe prodursi nei ballottaggi.</li>
</ol>
<p>Per comprendere meglio le dinamiche del voto, in attesa che vengano pubblicati studi sull’analisi dei flussi che aiuterebbe moltissimo a capire ciò che effettivamente è accaduto, vorrei richiamare alcune tendenze che si sono evidenziate:</p>
<ul>
<li>In queste elezioni, come ho già richiamato,  la maggiore perdita da parte del centro destra e la maggior crescita da parte del centro sinistra si verificano al nord. Questo fatto dovrebbe accuratamente essere indagato, per capire cosa si agita nella società settentrionale;</li>
<li>in generale il successo o l’insuccesso dei due principali raggruppamenti (centro destra e centro sinistra)  non dipende tanto dal trasferimento di una quota di elettori da un campo all’altro, quanto dalla capacità di ciascuno di conservare il proprio elettorato impedendo che confluisca nell’astensionismo o che si disperda in altre direzioni;</li>
<li>il ruolo dei candidati sindaci è rilevante nello spiegare i risultati. Ciò dipende dal fatto che circa 9 elettori su 100 danno il voto solo al candidato sindaco. La tendenza alla personalizzazione è particolarmente pronunciata nel caso dei candidati sindaci del centro sinistra.</li>
</ul>
<p>Veniamo al risultato della Federazione della Sinistra. Nelle elezioni comunali per i comuni capoluoghi ci si allinea sostanzialmente al dato delle regionali di un anno fa. Questo risultato riflette  comportamenti diversi nei vari comuni. Tuttavia, in ragione del peso delle grandi città sul totale dei voti, esso è spiegabile in larga misura  con il successo ottenuto a Napoli e a Milano e con il calo di Torino. Il caso di Bologna, dove si registra una flessione, è meno significativo dal punto di vista quantitativo e quindi non influenza più di tanto il risultato complessivo. Si consideri che in voti assoluti la perdita a Bologna corrisponde ad un decimo di quella che si registra a Torino.Nelle elezioni provinciali si registra un aumento dello 0.5/0.6% rispetto alle europee che porta a una media introno al 4/4.1%. Infine la distanza con SEL e IDV si riduce. Di fronte a un simile risultato mi pare si possa essere soddisfatti, anche se il trionfalismo sarebbe fuori luogo. Faccio notare che la FdS dopo le europee, in cui ottenne il 3.4%, subì un’ulteriore flessione alle regionali giungendo al 2.7% e benché non vi siano state prove dirette, i numerosi sondaggi dimostrano che nel periodo successivo ha perso ulteriormente consensi. Ne deriva che sul voto più amministrativo (comuni) si può credibilmente pensare che vi sia stata una ripresa che, tuttavia, non ha consentito di oltrepassare il risultato delle scorse regionali, nel voto più politico (provinciali) la tendenza alla crescita si è accentuata e il risultato è stato decisamente incoraggiante.</p>
<p>Se vogliamo, però, accostarci a un’analisi qualitativa del voto, è necessario fare innanzitutto una premessa, relativa alle scelte di linea con le quali ci siamo presentati a queste elezioni. Tre indirizzi hanno caratterizzato la nostra impostazione:</p>
<p>1)    Sulle alleanze si è scelta una linea che rifiutava sia l’omologazione al centro sinistra che l’appiattimento su posizioni marginali o settarie. Per questo si è puntato sui contenuti come baricentro delle scelte e su alleanze sufficientemente ampie e qualificate, evitando in tutti i modi le presentazioni in solitaria o coalizioni troppo ristrette;</p>
<p>2)    è stata posta una discriminante esplicita sulle forze del terzo polo;</p>
<p>3)    è stata favorita in tutti i modi la convergenza a sinistra, dal confronto programmatico alla costruzione di liste unitarie o di poli.</p>
<p>Nel complesso si può concludere, osservando i dati, che i compagni sui territori si sono attenuti sostanzialmente a queste indicazioni, a parte rare eccezioni. Essi inoltre hanno di mostrato spesso una notevole intelligenza tattica nel sapersi districare nelle situazioni più complesse. Per un bilancio più puntuale consentitemi di approfondire alcuni aspetti.</p>
<ol>
<li>Per quanto riguarda la collocazione è stata ridotta al minimo la presenza da soli e invece, nella maggior parte dei casi, si è dato vita a coalizioni. Quando queste coalizioni hanno assunto una dimensione sufficientemente ampia, presentando candidature credibili e un profilo adeguato, abbiamo ottenuto risultati significativi. Ciò vale sia nel caso di coalizioni di centro sinistra (valga per tutti il caso di Milano), che nel caso di poli alternativi (il riferimento a Napoli è d’obbligo). I risultati critici si hanno nel caso in cui le coalizioni hanno presentato  un carattere molto ristretto o un profilo non convincente e magari con candidature deboli. In generale i micro poli alternativi non hanno dato buona prova.</li>
<li>Sul piano programmatico si può ritenere con una certa sicurezza che in queste elezioni gli assi programmatici indicati nazionalmente siano stati accolti e abbiano costituito la base in molte realtà per il confronto con le altre formazioni politiche. Mi riferisco, in particolare, al tema della democrazia e della partecipazione che ha effettivamente caratterizzato molti quadri programmatici locali; quello dei beni comuni, quello dell’opposizione alle privatizzazioni; quello della salvaguardia del welfare e delle politiche a sostegno dei redditi e per il lavoro, quello della difesa dell’ambiente, oltre che quello della salvaguardia dei diritti civili contro le tendenze alla criminalizzazione.</li>
<li>Per ciò che concerne la chiusura ad alleanze con il terzo polo, questo indirizzo è stato in larga misura rispettato, motivando in alcuni casi la decisione di dar vita a poli alternativi (si pensi fra gli altri ai casi di Grosseto e Macerata).</li>
<li>Infine, per ciò che concerne le aperture a sinistra, queste hanno consentito in alcuni casi la costituzione di poli alternativi o la formazione di liste unitarie. In quest’ultimo caso sono stati interessati una serie di comuni, dove si sono sperimentate alleanza con SEL, con IdV, con i Verdi o con liste civiche locali. E, tuttavia, l’apertura a sinistra ha incontrato non poche resistente, specie da parte di SEL. In questi casi l’offensiva unitaria, laddove non ha raggiunto l’obiettivo, ha comunque permesso in molti casi di aprire contraddizioni e accumulare forze. Il caso di Milano è emblematico, ma non è l’unico.</li>
</ol>
<p>Fra i fattori che sono emersi e che erano all’inizio sottovalutati, vale la pena ricordare: lo stato del partito, il suo radicamento sociale, la qualità dei gruppi dirigenti locali. All’origine della non presentazione delle liste in cinque comuni capoluoghi su 29 vi è questo stato d’indebolimento del partito. Oltre a questo non va dimenticata la concorrenza da parte di altre forze. Se si poteva largamente immaginare che nella competizione SEL avrebbe giocato un ruolo pesante, si è tuttavia sottovalutata la portata del fenomeno Grillo, che certamente ha eroso consensi anche alla FdS.</p>
<p>Infine, non vanno dimenticate in alcuni luoghi le difficoltà interne della FdS. Mi riferisco, in particolare, a 3 delle 11 province chiamate al voto: Treviso, Campobasso, Reggio Calabria. In tutte queste realtà PRC e PDCI hanno scelto collocazioni diverse (a Treviso e a Campobasso) o analoghe ma presentandosi separatamente. E’ evidente che problemi di natura politica hanno impedito la convergenza. Su quanto è avvenuto  è opportuno vi sia un chiarimento nella Federazione</p>
<p>Volendo trarre una sintesi, mi pare si possa dire che in queste elezioni si sia evidenziata una difficoltà vera del centro destra, non puramente contingente. Il centro sinistra ne ha beneficiato non tanto recuperando consensi provenienti dal centro destra, quanto riuscendo a conservare meglio il proprio elettorato, fa probabilmente eccezione Milano dove uno sfondamento nel voto moderato appare plausibile. Il Pd esce vincitore in virtù soprattutto del successo di Fassino a Torino e della crescita a Milano, dove l’errore commesso nelle primarie avrebbe potuto penalizzarlo. Questo successo non nasconde però difficoltà reali soprattutto nel mezzogiorno. Quello che invece appare l’aspetto più significativo di questo voto è la spinta a sinistra che travalica lo stesso PD, come dimostra il successo di alcune candidature osteggiate dal PD e l’incremento di voti di SEL e FDS. Il nostro risultato è positivo perché segna un’inversione di tendenza rispetto al trend negativo degli ultimi due anni, perché si riduce la distanza dalle altre forze della sinistra e perché riusciamo ad assumere una forte caratterizzazione. Ciò vale in particolare a Milano e a Napoli. Il risultato di Napoli in particolare, in virtù della collocazione alternativa al PD, tende oggettivamente a far risaltare ancora di più il risultato globalmente positivo. La scelta di un profilo caratterizzato, il rifiuto di scelte di pura omologazione e la capacità di costruire alleanze credibili costituiscono i fattori più rilevanti del nostro successo. Nel complesso la costruzione di una sinistra autonoma dal Pd &#8211; per quanto ardua &#8211; è ora più facile che prima, com’è più facile (ma non scontato) contrastare le spinte all’alleanza con il terzo polo.</p>
<p>Quali compiti, in conclusione ci consegna questo risultato?</p>
<ul>
<li>Il primo, fondamentale, è quello di dare continuità a quelle aggregazioni di sinistra che si sono formate sui territori. Mi riferisco ai tanti indipendenti che abbiamo raccolto nelle nostre liste, ma anche a quei soggetti individuali e collettivi che ci hanno appoggiato. Mi riferisco anche alle forze con le quali abbiamo dato vita a liste unitarie o a quelle con cui abbiamo condiviso esperienze di poli alternativi. L’operazione che si rende necessaria è quella dell’ allargamento della Federazione e della costruzione sui territori di esperienze di sinistra di alternativa stabili, anche assumendo l’indicazione – dove possibile – della costruzione di gruppi consiliari unitari.</li>
<li>Il secondo compito è quello di intervenire sulle realtà che hanno presentato difficoltà. Mi pare che ciò debba valere per Torino e Bologna, e anche per quelle in cui non si è riusciti a presentare le liste. Un piano di aiuto e di rilancio organizzativo e politico si rende particolarmente necessario.</li>
<li>E’ anche necessario che il lavoro di analisi prosegua sui territori e nazionalmente. Gli attivi di federazione e regionali che saranno convocati per il bilancio del voto devono costituire un’occasione per andare più in profondità nell’analisi. Nell’illustrazione dei risultati non mi è stato possibile dare conto dei comportamenti dei comuni superiori ai 15000 abitanti non capoluoghi, come non è stato possibile trarre un bilancio per quanto riguarda la miriade di quelli inferiori. E’ questo un compito che deve essere assunto dalle strutture locali.</li>
<li>Mi pare, inoltre, necessario che con l’avvio della nuova consigliatura la base programmatica vada riverificata e tradotta in indicazioni pratiche di lavoro. Quest’aggiornamento e questa concretizzazione sono compiti fondamentali per  il rilancio dell’iniziativa locale.</li>
</ul>
<p>In conclusione, vorrei ringraziare i nostri compagni per lo straordinario lavoro che hanno fatto. Non era scontato che il partito rispondesse così bene. Invece, abbiamo potuto costatare che l’impegno è stato grande e grande è stata la generosità. Questo riscontro ci fa dire che per quanto indeboliti conserviamo un tessuto militante che costituisce la nostra risorsa più importante che dobbiamo in tutti i modi valorizzare.</p>
<p>Gianluigi Pegolo</p>
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		<title>Cosa ci insegna questo voto</title>
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		<pubDate>Wed, 18 May 2011 10:25:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>riprendiamocilaparola</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[di Gianluigi Pegolo Possiamo, a ragione, esprimere soddisfazione per i risultati di queste elezioni amministrative. Il primo dato, in sé rilevantissimo, è che il centrodestra subisce un duro colpo a Milano. Non si tratta solo della debacle della Moratti, un candidato sindaco &#8230; <a href="http://riprendiamocilaparola.wordpress.com/2011/05/18/cosa-ci-insegna-questo-voto/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riprendiamocilaparola.wordpress.com&amp;blog=13658498&amp;post=55&amp;subd=riprendiamocilaparola&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://riprendiamocilaparola.files.wordpress.com/2011/05/avanti-popolo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-56" title="avanti popolo" src="http://riprendiamocilaparola.files.wordpress.com/2011/05/avanti-popolo.jpg?w=640" alt=""   /></a>di <strong>Gianluigi Pegolo</strong></div>
<div>Possiamo, a ragione, esprimere soddisfazione per i risultati di queste elezioni amministrative. Il primo dato, in sé rilevantissimo, è che il centrodestra subisce un duro colpo a Milano. Non si tratta solo della <em>debacle</em> della Moratti, un candidato sindaco sulla cui spendibilità vi erano molti dubbi nello stesso centrodestra, quanto del fatto che quelle elezioni erano state rivendicate da Berlusconi come test nazionale, fino a spingerlo a candidarsi come capolista del Pdl. Il risultato suona quindi come un’esplicita delegittimazione dello stesso Berlusconi e della coalizione di governo, resa ancora più significativa dall’arretramento dell’alleato di ferro, la Lega Nord. Inevitabilmente questo risultato accentua le tensioni nel centrodestra e segna un duro colpo per l’operazione di consolidamento del governo, anche se sarebbe azzardato trarre conclusioni automatiche sul destino della legislatura. Molto dipenderà dai risultati dei ballottaggi.</div>
<div>A questo primo elemento di soddisfazione se ne aggiunge un altro, anche questo non scontato. In alcune grandi città il candidato di sinistra ottiene un risultato di grande valore, al punto da far insorgere la destra contro la minaccia dell’estremismo. A Milano Pisapia sbaraglia il centrodestra e pone una seria ipoteca, nel ballottaggio, sulla vittoria della coalizione di centrosinistra. A Napoli il risultato è ancora più clamoroso, perché in questo caso De Magistris, guidando una coalizione alternativa al Pd, supera alla grande il candidato dello stesso Pd e passa al ballottaggio con il candidato della destra Lettieri. Sono due vicende non identiche, ma che ci dicono di uno spostamento a sinistra dell’elettorato, di una domanda di maggiore radicalità.</div>
<div>Questo non significa che assistiamo alla  crisi conclamata del Pd, che anzi ottiene in generale buoni risultati, ma certamente alla non corrispondenza fra la proposta politica di quel partito e la domanda che viene da parti rilevanti dell’elettorato. Non solo, la vicenda mette in luce l’erroneità della tesi secondo cui nei sistemi di tipo maggioritario per vincere occorra collocarsi al centro. La sconfitta di Morcone a Napoli è, da questo punto di vista, molto significativa, perché quella candidatura era finalizzata ad un’operazione di convergenza con il terzo polo nei ballottaggi.</div>
<div>Così come è indicativo che tanto Pisapia quanto, soprattutto, De Magistris, ottengano più voti della coalizione che li sosteneva. Nel contempo il terzo polo, vezzeggiato dal Pd come possibile interlocutore, al punto da sacrificare al rapporto con questo le alleanze con le forze di sinistra, arranca. Fli in primis, ma anche l’Udc, se si esclude il risultato significativo di Napoli. E nelle realtà dove il Pd privilegia il rapporto con il terzo polo, le coalizioni alternative di sinistra ottengono in alcuni casi buoni risultati, come nelle province di  Macerata e di Vercelli e nel comune di Grosseto, diventando determinanti nei successivi ballottaggi. Il dato generale, insomma, mette in luce una oggettiva difficoltà del Pd a procedere sulla strada delle grandi intese con il terzo polo.</div>
<div>Queste elezioni ci dicono, però, anche qualcosa sulla sinistra. In queste amministrative è cresciuta un’unità a sinistra, anche se in maniera ancora insufficiente, per la indisponibilità soprattutto di Sel. In taluni casi questa unità si è tradotta liste unitarie di sinistra; in altri casi ha assunto la forma di coalizioni autonome dal Pd. L’esempio più eclatante è quello di Napoli con l’alleanza fra IdV, FdS, liste civiche. Ma non si tratta del solo esempio. Nelle elezioni provinciali coalizioni alternative al Pd sono sorte a Macerata,  a Vercelli, a Mantova, a Pavia, a Campobasso. Nei comuni capoluoghi, a Torino, a Rovigo, a Grosseto, a Salerno, a Cosenza. I risultati sono stati diversificati, ma seguendo una logica comune. Laddove la sinistra di alternativa non si riduce ad un micro polo, dove assume una dimensione adeguata ed è in grado di proporsi come alternativa credibile, è possibile rompere la morsa del voto utile, che invece scatta laddove questo profilo non si determina. Il caso negativo più eclatante, quello di Torino, riflette certamente questa tendenza generale, che si manifesta anche laddove le ragioni per una presentazione autonoma erano le più forti, dopo le scelte del candidato del Pd a sostegno di Marchionne e le chiusure settarie dello stesso Pd.</div>
<div>In queste elezioni Prc e FdS ottengono un risultato globalmente positivo, che per molti versi inverte il trend negativo che abbiamo conosciuto negli ultimi mesi. Nei 24 comuni capoluogo in cui la Fds si è presentata il risultato si attesta all’incirca su quello delle precedenti regionali e nelle 11 elezioni provinciali – un test quindi più politico – si migliora il risultato delle europee di circa lo 0,5% attestandosi, come dato globale, intorno al 4%. E, dato ancora più significativo, riducendo la distanza con le altre formazioni della sinistra, Sel in primis. Spiccano in questi risultati, per l’incremento dei consensi, i casi &#8211; fra l’altro &#8211; delle province di Gorizia, Lucca, Macerata, Ravenna e nei comuni capoluoghi, oltre che di Napoli, di Milano, Barletta e Arezzo. Questo risultato globale naturalmente è costellato di successi e anche di insuccessi. Nei casi dove i risultati sono stati migliori ha molto pesato il radicamento delle forze della FdS sui territori, la qualità delle candidature e soprattutto la capacità di polarizzare l’attenzione dell’elettorato, di segnare con i propri contenuti le stesse alleanze. Dove invece vi sono state difficoltà e anche arretramenti si misura la debolezza delle strutture locali, ma anche – in taluni casi- l’inadeguatezza delle scelte e, elemento non meno rilevante, la presenza di una competizione serrata a sinistra. Il caso di Bologna riflette in modo evidente questa condizione di difficoltà. Il formarsi di una lista civica di sinistra guidata dalla stessa candidata a sindaco che la FdS aveva sostenuto e che ha posto un veto sulla inclusione della stessa FdS, ha certamente inciso. Ma non va trascurato in queste elezioni un altro dato rilevante e cioè la presenza di una formazione (Cinque stelle) di stampo populista, ma sicuramente capace di penetrare nell’elettorato di sinistra, che ha penalizzato in alcune realtà le liste della Fds.</div>
<div>In ogni caso, i risultati ci dicono che una fase nuova si sta aprendo, una fase in cui scricchiola la coalizione di governo e nella quale ricomincia a spirare un vento di sinistra, che la FdS &#8211; oggetto di un oscuramento clamoroso da parte dei principali mass media &#8211; riesce almeno in parte ad intercettare. Non si tratta che dell’inizio di un processo che ha interessanti potenzialità, ma che resta denso di incognite, nel quale elemento decisivo è la possibilità che si affermi un polo della sinistra autonomo dal Pd, ma non settario, capace sia di condizionare le alleanze di centrosinistra nei contenuti programmatici, nelle candidature e nel sistema di alleanze che di proporsi, dove necessario, come alternativa. Un’esigenza per dare alle comunità locali governi credibili, ma anche per aprire una prospettiva politica generale. Le alleanze che in queste elezioni la FdS ha costruito in molte realtà con pezzi di sinistra costituiscono una utile base di partenza. Sta a noi saper far vivere queste esperienze e dar loro un raccordo e una base politica comune.</div>
<div><strong><br />
</strong></div>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/riprendiamocilaparola.wordpress.com/55/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/riprendiamocilaparola.wordpress.com/55/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/riprendiamocilaparola.wordpress.com/55/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/riprendiamocilaparola.wordpress.com/55/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/riprendiamocilaparola.wordpress.com/55/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/riprendiamocilaparola.wordpress.com/55/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/riprendiamocilaparola.wordpress.com/55/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/riprendiamocilaparola.wordpress.com/55/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/riprendiamocilaparola.wordpress.com/55/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/riprendiamocilaparola.wordpress.com/55/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/riprendiamocilaparola.wordpress.com/55/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/riprendiamocilaparola.wordpress.com/55/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/riprendiamocilaparola.wordpress.com/55/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/riprendiamocilaparola.wordpress.com/55/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riprendiamocilaparola.wordpress.com&amp;blog=13658498&amp;post=55&amp;subd=riprendiamocilaparola&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>IL TEMPO E’ SCADUTO.  Riprendiamoci la parola</title>
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		<pubDate>Thu, 13 May 2010 13:40:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>riprendiamocilaparola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parliamone]]></category>

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		<description><![CDATA[“Sulla polvere sbattuta dalle battaglie, su tutti quelli che si azzuffano, disperando nell’amore, adesso l’inverosimile diventa realtà è la grande eresia socialista! (V. Majakovskij, Rivoluzione. Cronaca poetica, 1917 ) Care compagne e cari compagni, il sentimento più  diffuso nel nostro &#8230; <a href="http://riprendiamocilaparola.wordpress.com/2010/05/13/hello-world/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riprendiamocilaparola.wordpress.com&amp;blog=13658498&amp;post=1&amp;subd=riprendiamocilaparola&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align:left;">
<div id="_mcePaste" style="text-align:right;"><a href="http://riprendiamocilaparola.files.wordpress.com/2010/05/megafonodonna4443.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5" title="megafonodonna4443.jpg" src="http://riprendiamocilaparola.files.wordpress.com/2010/05/megafonodonna4443.jpg?w=640" alt=""   /></a>“Sulla polvere sbattuta dalle battaglie,</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align:right;">su tutti quelli che si azzuffano, disperando nell’amore,</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align:right;">adesso</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align:right;">l’inverosimile diventa realtà</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align:right;">è la grande eresia socialista!</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align:right;">(V. Majakovskij, Rivoluzione. Cronaca poetica, 1917 )</div>
<div style="text-align:left;"><strong><br />
</strong></div>
<div style="text-align:left;"><strong><br />
</strong></div>
<div style="text-align:left;">Care compagne e cari compagni,</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align:left;">il sentimento più  diffuso nel nostro partito ci pare possa essere così sintetizzato: smarrimento, confusione, perdita di senso della politica.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align:left;"><strong>UN BILANCIO: DA PRODI ALLE REGIONALI</strong></div>
<div style="text-align:left;"><strong><br />
</strong></div>
<div id="_mcePaste" style="text-align:left;">Il risultato elettorale ci consegna l’ennesima sconfitta della sinistra tutta. E’ necessario chiamare le cose con il proprio nome. Una sconfitta tanto più pesante perché, come sosteniamo da tempo, viene da lontano, ed è sempre più chiaro che per uscirne non basta accontentarsi di vivacchiare dentro un dibattito tutto centrato su “contenitori” di strutturali debolezze che puntualmente vengono sonoramente “bocciati” dai cittadini e da compagne e compagni sempre più stanchi e sfiduciati.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align:left;">Dalle urne esce un paese modificato nell’”antropologia” sotto i colpi della crisi sociale, politica ed economica, totalmente alterato e devastato sotto il profilo culturale, nell’immaginario, nel simbolico. Vincono le destre. Si affermano solitudini. Emerge un paese che a Nord si sente rassicurato dalla Lega che fa leva sull’individuazione dell’”altro” come nemico e del territorio come fortino in cui rinchiudere paure, solitudini e frustrazioni, ma anche come luogo in cui le resistenze corporative e i populismi identitari si intrecciano con le dinamiche di un capitalismo aggressivo ed escludente. Al Sud, invece, si arrende alle mafie, le quali con il loro controllo violento e capillare del territorio, incontrano pochi argini, riuscendo spesso a condizionare direttamente la formazione della rappresentanza istituzionale e, assieme al voto di scambio, al quale non è estraneo talvolta neppure il nostro partito, contribuiscono alla corruzione del rapporto tra i ceti popolari, la politica, le istituzioni. Il tutto saldato e garantito da un berlusconismo da “basso impero”.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align:left;">Il centrosinistra, così come lo abbiamo conosciuto, matura la sua crisi, tra le pesanti incertezze del PD e gli opportunismi di Di Pietro. I primi sintomi si erano già resi evidenti con la sconfitta di Soru in Sardegna: la risposta politicista e moderata, dall’autosufficienza di Veltroni all’allargamento all’UDC, non offre né sponde né salvezze. Ciò vale a maggior ragione nel sud dove tale politica giunge al sostegno di esperienze di governo impresentabili, con formazioni, come l’UDC, che oltre al loro profilo politico e culturale, si caratterizzano per essere parte integrante di un sistema  politico infiltrato da poteri criminali.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align:left;">La sinistra continua a perdere consensi e anche in questo caso la somma di tutti i partiti del suo arcipelago, insieme a novità che di sinistra non sono, ma che si presentano anche come il frutto di quella crisi (ci riferiamo a IdV e al movimento Cinque stelle), non dà conto della continua emorragia di voti e di consensi che ad ogni elezione misuriamo, quasi fossimo ragionieri a cui non tornano i conti.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align:left;">Si intravede il vento Vendola, uno scirocco caldo che spira dentro un berlusconismo rispetto a cui rischia di essere l’altra faccia dello stesso americanismo che avanza. Ma è suggestivo perché scompiglia, fa saltare tavoli, allude ad alternative possibili. Non ha una ricaduta immediata in termini di risultati elettorali per SEL al di fuori della regione Puglia; sarebbe tuttavia un errore strategico sottovalutare e non comprendere il laboratorio pugliese.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align:left;">Ricompaiono di fronte a noi i nodi di questi lunghissimi anni: o li sciogliamo in un cammino vero e pieno di domande, delle domande giuste, o saremo condannati ad una residualità di pura testimonianza quando non di consunzione.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align:left;">Alcuni e alcune di noi individuavano nel percorso della Sinistra Europea lo ‘sbocco politico’ di quell’internità ai movimenti e del rinnovamento della forma partito che non voleva più essere monosessuata; altri e altre videro in quelle ‘aperture’ dei varchi verso percorsi destrutturanti.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align:left;">Andammo al governo, ma il difficile travaglio governativo non solo aprì contraddizioni e rotture al nostro interno, ma andò anche creando diffidenze e difficoltà con i movimenti che avevano investito su di noi. “Da Genova ai Palazzi” si disse allora, soprattutto per alcune questioni di forte impatto anche simbolico, non digeribili e non digerite: il voto alla “missione” in Afghanistan, le “aperture” sulle riforme istituzionali, l’esenzione dell’ICI per la Chiesa cattolica, il decreto sicurezza, il pacchetto del welfare, il paludamento istituzionale assunto via via dal compagno Presidente della Camera dei deputati e dalla nostra rappresentanza parlamentare. Il 2008 ha segnato il nostro dramma: la rottura con chi dissentiva sulla guerra, la Sinistra Europea sacrificata d’imperio e dall’alto senza discussione, la perversa illusione dell’Arcobaleno, il flop elettorale.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align:left;">Nessuno è senza colpe e non tutti le hanno allo stesso modo. Alcuni e alcune di noi avvertono pienamente il peso delle responsabilità e, anche partendo da un’autocritica severa, sono giunti a rompere relazioni e progetti con compagne/i con cui avevano condiviso analisi e molto cammino.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align:left;">D’altronde, già prima delle elezioni del 2008, in maniera strisciante, quella che era un’alleanza elettorale cominciava a presentarsi come nucleo di un partito che si andava rivelando come una sinistra liquida, leaderista e moderata, che si arrende all’avanzare dell’americanismo e rinuncia al progetto della rifondazione comunista. Le cose andarono come andarono: le elezioni, e soprattutto le sensazioni dei militanti e delle militanti, rivelarono che il progetto era un castello di carta. E, tuttavia, “non si poteva tornare indietro” e si propose la Costituente della Sinistra.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align:left;">La vedemmo come una liquidazione del partito e ci opponemmo. Pensammo che quella Costituente fosse l’inizio di un percorso moderato, subalterno al Partito Democratico e alla sinistra di governo. Certo, ci rendevamo conto dei rischi di autoreferenzialità che la “salvezza” del partito comportava, ma decidemmo di avventurarci. Il documento che vinse a Chianciano era un’onesta mediazione: segnava l’autonomia politica dal PD e dal centrosinistra con una forte critica all’esperienza di governo, non solo perché i rapporti di forza non erano a noi favorevoli, ma perché non abbiamo tenuto relazioni trasparenti e connessioni con i luoghi di lavoro e con i movimenti, oltre che per la torsione istituzionalistica che era prevalsa anche nelle nostre pratiche.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align:left;">La sfida ridiventava per noi la rifondazione comunista, la ricostruzione della soggettività politica.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align:left;"><strong>I NOSTRI LIMITI</strong></div>
<div style="text-align:left;"><strong><br />
</strong></div>
<div style="text-align:left;">Ora Chianciano non c’è più. Non solo e non tanto perché abbiamo fatto accordi variegati per le regionali, a volte tecnici, a volte no, ma perché non riusciamo a parlare alla sinistra e alla società.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align:left;">Chianciano, come tentativo di ricostruire il collettivo politico della rifondazione, si è esaurito con il prevalere di quella che Gramsci chiama la piccola politica ( il quotidiano, le lotte fra gruppi ) che ha sovrastato la grande politica, quella del discorso pubblico egemonico senza il quale la nostra funzione muore, senza il quale non è pensabile l’autonomia. Autonomia e indipendenza significano soprattutto scegliere la priorità del radicamento sociale e di conseguenza ricostruire linearità/coerenza tra i contenuti della nostra iniziativa nella società e le scelte politico-istituzionali. L’annosa questione delle alleanze elettorali deve essere risolta non in modo pregiudiziale, ma sulla base di un’analisi rigorosa dei programmi e dei rapporti sociali, rompendo con logiche opportunistiche e di ceto politico.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align:left;">Nel nostro dibattito erroneamente si è confusa talvolta l’autonomia con gli accordi da fare o no con il PD, da cui sono emersi bizzarri o opportunistici particolarismi, fino al sostegno subalterno a Loiero in Calabria. Ma leggere il risultato disastroso della Campania e della Lombardia come la necessità di chiudere sempre e comunque accordi con il PD sarebbe riduttivo, fuorviante e colmo di altri errori. Manca un nostro discorso pubblico, manca la relazione con la parte radicale del movimento, mancano la percezione della nostra utilità, il senso della nostra politica, l’efficacia del pensare un altro mondo possibile. Non abbiamo mantenuto quell’impegno che era, a nostro avviso, il nucleo del progetto, la precondizione (e la finalità)  della “messa in sicurezza” (come allora si disse) della nostra comunità politica, il senso stesso del dirsi (e volersi dire) comunista, ossia la rifondazione teorica e la pratica sociale,  che vanno insieme, pena la caduta nell’ideologismo o nell’empirismo del giorno per giorno.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align:left;">Sappiamo che in molte realtà, sia a nord che a sud,  i compagni e le compagne hanno costruito, nella pratica del “partito sociale”, dei punti veri di critica del mercato, dei processi di privatizzazione e dei consumi diffusi nelle società capitaliste, mettendosi in relazione con soggetti in carne ed ossa, precari e precarie, lavoratori e lavoratrici sfruttati, giovani e meno giovani con scarso reddito. Tuttavia, le esperienze del partito sociale hanno bisogno di essere sostanziate, non solo da pratiche partecipate, ma anche da iniziative di attivazione del conflitto sociale, da scelte radicali e, soprattutto, da un progetto di alternativa di società. Il “sociale” è la forma dell’agire politico del partito: c’è qualcuno che possa sostenere, ad esempio, che la cultura e la ricerca teorica non debbano essere ‘pratica sociale’?</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align:left;">La riforma del partito è fallita: mancano la volontà di avviarla, la consapevolezza della sua necessità, quindi la sua pensabilità. Risulta molto limitato l’impegno a sostenere il partito, a partire dai circoli, a promuovere l’iniziativa sociale, ad estendere le adesioni, a curare i percorsi di formazione e autoformazione delle compagne e dei compagni, a introdurre elementi innovativi e trasformativi, ad aprire, ad esempio,  case dei diritti, case delle culture.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align:left;">Il partito è  sempre più maschile, la sua sessuazione viene ritenuta insignificante e persino derisa. La nostra forma partito, non diversa da quella degli altri, continua a essere pensata per una politica maschile, di riconoscimento sociale e simbolico tra uomini, una sorta di fratriarcato in cui gli uomini si combattono e competono (ma si danno valore) fra loro in una sorta di recinto autoreferenziale che chiamano spazio pubblico costruendo, di fatto, uno spazio in cui la differenza femminile è derubricata a rivendicazione (e concessione), richiesta di spazi e posti nelle istituzioni. Il luogo della politica di fatto è l’esercizio del potere, non importa quanto grande o quanto piccolo.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align:left;">La piramide si accentua anche se ognuno fa quello che vuole; il dissenso viene intercettato e interpretato come passaggio di area, come sfiducia, guardato con diffidenza e isolato; ci si dice di ‘fare squadra’, ma non c’è un progetto collettivo, non c’è il collante della squadra, che sono le relazioni interpersonali, la valorizzazione del lavoro politico, il riconoscimento della lealtà.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align:left;">E’ indispensabile costruire un discorso pubblico, generale e specifico, non affidato ai comunicati stampa del segretario, ma costruito come percorso collettivo: tutte e tutti dobbiamo saper parlare alla società.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align:left;">La rifondazione comunista è l’unica strada per ricostruirci.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align:left;">Ma qui casca l’asino. La Federazione è scoppiata come un fulmine e le condizioni le abbiamo subite, quasi a seguito ‘automatico’ delle elezioni europee. Si è tentato di imporla dall’alto ai territori e ci si lamenta che, come si sostiene quasi unanimemente, non sia decollata. Inutile ripetere le critiche che sono state avanzate da quasi tutti i compagni e le compagne, anche da chi ha votato a favore. Si vuole fare di questo soggetto un organismo compatto (una testa un voto), lo statuto presenta una forma da superpartito anche se il consiglio politico nazionale è già in violazione dello statuto per quanto riguarda la democrazia di genere. La Federazione viene percepita come un duopolio PRC-PdCI, una gabbia dell’autoreferenzialità di gruppi dirigenti e di una politica separata che non risponde al bisogno di costruire spazi pubblici partecipati e plurali, laboratori di democrazia.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align:left;">In questo fortilizio non entra nessuno: non entrano il pacifismo, l’ecologia, il femminismo, quel che resta del movimento, persino il mondo del lavoro a cui spesso enfaticamente ci riferiamo. La sinistra sociale prende altre strade, respinta da questa mancanza di discorso pubblico e da una sorta di rigidità ideologica, si chiude anch’essa nell’autonomia del sociale. Le donne vengono respinte a priori, considerate appendici, alleate da aggregare, commilitone, richieste per rendere presentabili le liste.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align:left;">Inoltre, la vita interna del partito è regolata da un sistema gestionale di tipo pattizio in proporzione alle appartenenze. Persino il congresso dei giovani è stato regolato da un accordo preventivo tra adulti, con il risultato di precostituire gli equilibri dei gruppi dirigenti al di fuori di un confronto democratico, eludendo la verifica di merito sulle posizioni politiche e mettendo in crisi nei documenti politici e nei principi ispiratori persino un impegno statutario come la democrazia di genere. D’altronde il sistema pattizio si è rivelato in modo eclatante, rissoso e soffocante, nella designazione recente degli assessori e degli apparati istituzionali, tutta interna e ripiegata sulla distribuzione per partiti e per aree.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align:left;"><strong>PROVIAMO QUALCHE PROPOSTA</strong></div>
<div style="text-align:left;"><strong><br />
</strong></div>
<div id="_mcePaste" style="text-align:left;">Noi pensiamo invece che occorra prima di tutto, e una volta per tutte, aprire una stagione nuova di proposta politica, sociale e culturale a tutte le forze critiche nei confronti del PD, alle associazioni, ai movimenti antiliberisti, anticapitalisti e antipatriarcali: non alleanze di ceti politici e nemmeno semplicemente accordi per battere il bipolarismo in nome della questione democratica, in primo luogo perché la questione democratica e la questione sociale vanno tenute strettamente intrecciate, come ci insegna la storia del movimento operaio occidentale, poi perché la critica al bipolarismo, se isolata nei suoi aspetti istituzionali, verrebbe intesa come una mera lotta per la sopravvivenza. Il nostro obiettivo resta la costruzione di un polo della sinistra di alternativa, autonoma strategicamente dal PD e dal centrosinistra. Nel nostro paese serve una sinistra vera, moderna, coraggiosa, di classe, comunista, anticapitalista, ambientalista, femminista, radicalmente alternativa ai due poli, che sappia suscitare passioni e speranze, che riesca a prospettare per le nuove generazioni un orizzonte di libertà ed eguaglianza.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align:left;">In questa prospettiva la Federazione della Sinistra non può essere pensata come partito in formazione che segnerebbe, di fatto, il superamento del PRC. Né si possono dare per scontate convergenze politiche che non vi sono. Nella Federazione permangono differenze rilevanti sulla prospettiva politica, ad esempio. Per questo parlare di un congresso in tempi accelerati non ha senso, significherebbe solo rimuovere momentaneamente i problemi esistenti e aggiungerne altri, senza contare il rischio concreto di svuotare di significato il successivo congresso del partito.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align:left;">La Federazione della Sinistra e un polo della sinistra di alternativa sono utili solo se funzionali alla costruzione di un’alternativa di società che nell’immediato implica l’attivazione di una forte opposizione sociale e culturale al governo Berlusconi e al berlusconismo, ma va oltre come progetto e come orizzonte di alternativa.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align:left;">La crisi prodotta dal neo-liberismo si abbatte sui  lavoratori e sulle lavoratrici e i ceti popolari. E’ il fallimento del progetto dell’Europa di Maastricht, dentro il quadro più generale della crisi del capitalismo mondiale. Il caso della Grecia è emblematico di quanto si prepara per l’Europa intera: chi ha prodotto la crisi viene salvato da incredibili risorse finanziarie, chi ne è vittima viene ulteriormente attaccato nei diritti, nel reddito, nelle condizioni di lavoro. Il tutto avviene dentro la cornice di un consenso bipartisan delle forze conservatrici e del socialismo europeo. Questo quadro vale anche per l’Italia. Vale per la manovra economica che il governo sta preparando, vale per il consenso che queste misure, a partire dal livello europeo, hanno trovato anche nel centrosinistra. Persino nel recente congresso della CGIL sono prevalse opzioni ambigue, vecchie logiche concertative, scelte statutarie opache, sia sul piano della democrazia interna che nei luoghi di lavoro.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align:left;">Serve un salto di qualità: stare ancora di più nel conflitto sociale, far sentire la voce della sinistra antiliberista europea, dentro una forte iniziativa di opposizione.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align:left;">Da qui si deve ripartire. Questa opposizione implica il sostegno al mondo del lavoro nel momento in cui è più acuta la crisi, a partire dalle componenti più combattive, dalla FIOM alle esperienze più avanzate del sindacalismo di base, contrastando i licenziamenti, estendendo gli ammortizzatori sociali, combattendo le delocalizzazioni, difendendo ed estendendo l’art.18, fino alla sperimentazione di proposte di reddito di cittadinanza e di lotta concreta alle varie forme di precarietà. Questa opposizione richiede il sostegno ai diritti civili e a nuove forme di cittadinanza, dai diritti e dalla dignità dei migranti, alla lotta per una libera informazione, alla tutela della gestione pubblica dei beni comuni, alle unioni civili, alle garanzie di libertà di orientamento sessuale, fino al rigoroso rispetto della laicità come elemento costitutivo della nostra repubblica e della democrazia. Questa opposizione impone l’attivazione di una lotta incisiva a difesa della Costituzione (nella sua accezione più profonda), contro i tentativi di modificare l’equilibrio dei poteri, di determinare torsioni presidenzialiste, di disarticolare il paese attraverso il federalismo fiscale, sullo sfondo di un’Europa a due velocità.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align:left;">La necessità  di lavorare per l’unità contro le destre non può significare la riproposizione di un frontismo moderato all’ombra del PD. Senza un’effettiva convergenza sui contenuti l’unità è un eufemismo o, peggio, una trappola. Ciò vale sia per la mobilitazione sociale che per le alleanze elettorali. Ne deriva la disponibilità unitaria, ma al tempo stesso il rifiuto ad un processo di omologazione. Occorre battere le tentazioni moderate, governiste e alleanziste che vengono avanti nella Federazione e trovano sponda anche nel nostro partito: aver “ portato a casa la pelle”, come si dice con una brutta locuzione, non interessa a nessuno se dentro la sopravvivenza non appaiono visibili i segni e le potenzialità dell’apertura al futuro. Né ci convincono posizioni che serpeggiano nella Federazione e che alludono alla riproposizione di un centro-sinistra organico, e assumono il bipolarismo come una prospettiva ineludibile.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align:left;">Un simile percorso richiede il rilancio del PRC e del suo progetto. L’ispirazione di fondo del congresso di Chianciano è rimasta da questo punto di vista lettera morta, mentre la vicenda della Federazione ha assorbito gran parte delle energie, sicché spesso l’impegno per il partito è stato visto come un diversivo. E’ tempo di fare un bilancio: occorre in primo luogo riprendere il filo (purtroppo da tempo interrotto) di una ricerca sulla “rifondazione comunista”, che non può essere avulsa dal contesto. A tale riguardo, ad esempio, il tema della crisi e dell’uscita dalla stessa sono paradigmatici di una ricerca sull’attualità di un rinnovato pensiero comunista.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align:left;">Al tempo stesso occorre rivitalizzare il partito. Pensiamo che occorra davvero ripartire dai circoli, riproponendo la priorità dell’iniziativa sociale, offrendo strumenti di formazione teorica e di approfondimento culturale, promuovendo nuove adesioni, sostenendo il nostro quotidiano “Liberazione”, ma soprattutto occorre che questa ripresa si saldi a un rafforzamento della democrazia interna, molto spesso trascurata o vanificata.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align:left;">Siamo, inoltre, in presenza di una vera e propria emergenza sulla questione morale. Urge una nostra iniziativa contro l’occupazione delle istituzioni, ma anche contro i costi della politica, iniziativa che non va lasciata a Di Pietro e ai grillini. Pensiamo che su quest’ultima questione i nostri rappresentanti debbano essere decisi: chiedere che lo stipendio degli eletti ed elette nelle istituzioni si abbassi in maniera significativa non significa dare adito al qualunquismo o all’antipolitica, giacché, a nostro avviso, la forza e la qualità della politica non si misurano dagli stipendi degli istituzionali.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align:left;">Noi siamo per un percorso di superamento delle ‘aree’ politiche cristallizzate e militarizzate, siamo favorevoli ad un pluralismo culturale e politico e al confronto tra differenze e soggettività. Consideriamo, infatti, del tutto negative le lobbies travestite da aree, in cui l’impegno più importante è quello di spartirsi i ruoli di governo del partito o le cariche istituzionali, fino alla pratica di un tatticismo esasperato, tutto teso a preservare le proprie posizioni di potere.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align:left;"><strong>IL TEMPO E’ SCADUTO</strong>.</div>
<div style="text-align:left;">Impieghiamo “quel che resta del giorno” per invertire la rotta, per consentire alla generazione della precarietà di riprendersi la politica nelle forme e nella sostanza. Non pensiamoci come intergruppi, ma come cantiere aperto, e soprattutto, compagne e compagni, riprendiamoci la parola.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align:left;">Imma Barbarossa, Direzione nazionale; Walter de Cesaris, CPN; Gianluigi Pegolo, Segreteria nazionale; Amadio Paula,CPN; Danilo Barreca, CPN; Guido Benni, CPN; Fabio Biasio,CPN; Carlo Cartocci,CPN; Pino Commodori,CPN; Pasquale D’Angelo,CPN; Manuela Giugni,CPN; Angela Lombardi,CPN;Matteo Malerba,CPN;Cinzia Mancini, segreteria prov. Taranto; Antonello Manocchio,CPN;Alidina Marchettini, Cpp Firenze; Adriana Miniati,CPN; Pierpaolo Montalto,CPN; Matteo Notarangelo, CPR Puglia; Alba Paolini,CPN; Laura Petroni,CPN; Giosuele Rosicano,CPR Puglia; Vanessa Savoni,CPN; Rita Scapinelli,Consiglio nazionale F.d.S.; Paola Serafini, CPG Firenze; Vincenzo Simoni,CPN; Anita Sonego, Consiglio nazionale F.d.S.; Sandro Targetti,CPN; Riccardo Torregiani,CPR Toscana; Francesco Voccoli, CPN; Zammori Paolo, CPR Toscana.</div>
<div style="text-align:left;"><strong>per adesioni e  contributi scrivi a <strong><a style="color:#004b80;text-decoration:none;" href="mailto:riprendiamocilaparola@gmail.com">riprendiamocilaparola@gmail.com</a></strong></strong></div>
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